LAURA LATTUADA in "L'INFERNO NON ESISTE?"

24/11/2016

Teatro Faraggiana, ore 21

DUE STORIE DI SUSANNA TAMARO
IDEAZIONE SCENICA: LAURA LATTUADA
COLLABORAZIONE ARTISTICA E ORGANIZZATIVA: ELENA BONO
ELABORAZIONI MUSICALI: RICCARDO BENASSI

Spettacolo promosso da
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
DIPARTIMENTO PER LE PARI OPPORTUNITA’

NOTE DELL’AUTRICE:
Quando ho scritto Per voce sola, nel lontano 1990, sentivo il bisogno di parlare del dolore
degli innocenti, un dolore che è sempre sulle prime pagine ma che sembra non toccare più
i cuori di nessuno. Di nuovo lunedì, il primo racconto del libro parla proprio del destino
atroce di una bambina adottata, vittima di una doppia violenza, quella – fisica - del padre
e quella psichica – follia? - della madre che, pur di credere a un’apparente felicità, si
rifiuta di vedere, di capire quello che ha sotto gli occhi. Quante storie così leggiamo ormai
sui giornali.? Violenze, soprusi, persecuzioni, raptus improvvisi che in un attimo
distruggono famiglie, vite, speranze. Viviamo ormai in un mondo estremamente
schizofrenico e, in quanto tale, pericoloso. La tecnologia ha raggiunto sviluppi difficilmente
immaginabili, tuttavia questo sviluppo - che ha in sé molte cose positive - non è stato
accompagnato dallo sviluppo parallelo del cuore dell’uomo. Caduto il sistema di valori
tradizionali, non ne è ancora sorto un altro, tutto sembra vagare in un’aleatoria libertà,
una libertà che cela in sé grandissime sacche di disperazione e di solitudine. E da questa
disperazione, da questa solitudine, da questa incomunicabilità che ormai dilaga tra le
persone, sempre più spesso esplode, improvvisa e irragionevole, la violenza. Una violenza
che cova, repressa, anche nell’animo del marito del secondo racconto. L’inferno non
esiste. Un racconto che scandaglia i rapporti malati che spesso si instaurano nelle famiglie,
quando il sospetto, la gelosia, l’incapacità ad accettare il mondo dell’altro diventano micce
capaci di far deflagrare tragedie impreviste che bruciano non solo la vita di chi le subisce,
ma anche di chi la compie.
Susanna Tamaro